Il diritto al cibo nel diritto internazionale

Il diritto al cibo è oggi ampiamente riconosciuto come un diritto umano: tutti gli esseri umani, infatti, hanno diritto ad aver cibo che sia disponibile in quantità sufficiente, sia adeguato da un punto di vista nutrizionale e culturale, e sia fisicamente ed economicamente accessibile. Il diritto al cibo può essere garantito solo assicurando a ogni inividuo l’accesso a risorse produttive (in particolare alla terra, acqua, sementi, ma anche alla pesca e alle foreste), al lavoro e a schemi di protezione sociale che tutelino i più vulnerabili, in particolare donne e popolazioni indigene. Qualora il diritto al cibo non sia tutelato, le vittime di tale violazione possono richiedere giustizia attraverso le istituzioni nazionali di difesa dei diritti umani, e, a livello internazionale, a istituzioni regionali, oltre che a organi delle Nazioni Unite.

Oggi, è ampiamente riconosciuto dalla comunità internazionale che il diritto al cibo è un diritto umano.

La definizione del diritto al cibo trova un primo riconoscimento nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (1948) e nella Convenzione Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali (1966, entrata in vigore nel 1976) che infatti riconosce “il diritto di ogni individuo ad un livello di vita adeguato per sé e per la sua famiglia, che includa alimentazione, vestiario, ed alloggio adeguati, nonché al miglioramento continuo delle proprie condizioni di vita” (Articolo 11, § 1) così come “il diritto fondamentale di ogni individuo alla libertà dalla fame” (Articolo 11, § 2). Gli elementi fondamentali che lo compongono sono quindi due: avere accesso a un livello adeguato di alimentazione e il diritto a vivere liberi dalla fame.

Nonostante tale chiaro riconoscimento, per lungo tempo il diritto al cibo non è stato salvaguardato con strumenti applicativi adeguati: è solo nel 1999 che il Comitato sui Diritti Economici, Sociali e Culturali delle Nazioni Unite ne stabilisce il contenuto normativo e, conseguentemente, le obbligazioni derivanti da esso per gli stati. Secondo la definizione adottata (inserita nel General Comment n.12), tutti gli esseri umani hanno il diritto ad aver cibo che sia disponibile in quantità sufficiente, sia adeguato da un punto di vista nutrizionale e culturale, e sia fisicamente ed economicamente accessibile.

In seguito all’adozione di tale definizione, attraverso un lungo processo di negoziati e confronti multilaterali, si arriva alla stesura delle Right to Food Guidelines, approvate all’unanimità nel 2004 dal Consiglio della Food and Agriculure Organzation (FAO). Questo documento vuole essere una sorta di guida pratica per promuovere azioni volte alla progressiva realizzazione del diritto ad un’adeguata alimentazione – in un contesto di politiche di food security (si veda scheda Food Security) – e alla riduzione della fame. Le Right to Food Guidelines possono quindi essere utilizzate dagli stati, su base volontaria, per orientare la loro azione e promuovere un sistema di lotta alla fame attraverso un approccio basato sui diritti umani.

È infatti oggi ampiamente riconosciuto che tutti gli stati membri del Comitato sui Diritti Economici, Sociali e Culturali delle Nazioni Unite hanno l’obbligo di rispettare, proteggere e realizzare il diritto al cibo. In altre parole, gli stati sono tenuti i) ad evitare ogni azione che potrebbe compromettere la realizzazione del diritto al cibo, ii) ad assicurarsi che soggetti privati (ad esempio imprese multinazionali) con le loro azioni non compromettano l’accesso a un livello adeguato di cibo per gli individui, e iii) a mettere in atto ogni misura per facilitare gli individui a mettere a frutto le proprie capacità e mezzi per raggiungere il diritto al cibo e, allo stesso tempo, proteggere e sostenere coloro i quali non sono in grado di raggiungerlo autonomamente.

Durante la 41° sessione del Comitato sulla Food Security (CFS41) tenutosi nell’ottobre 2014 è stata fortemente rimarcata la necessità che gli stati si impegnino nel rendere effettive tali obbligazioni e, al contempo, si è dato ampio spazio alla valutazione del percorso fatto a livello globale in dieci anni di applicazione delle Right to Food Guidelines. La tabella offre alcuni esempi di recenti modifiche costituzionali che hanno introdotto esplicitamente nei doveri dello stato la tutela del diritto al cibo.

Recenti esempi di modifiche costituzionali
Dal 2010, la Costituzione della Repubblica del Niger prevede il "diritto alla vita, alla salute, all'integrità fisica e morale, all’accesso a cibo sano e sufficiente, all'acqua potabile, all'istruzione." (articolo 12)
Dal 2008, la Costituzione della Repubblica delle Maldive prevede che lo Stato si adoperi per "realizzare il progressivo rispetto di tali diritti attraverso azioni che rientrino nella sua capacità e risorse" che includono anche il diritto a "un'alimentazione adeguata e nutriente, e acqua pulita." (articolo 23)
Dal 2009, la Costituzione dello Stato Plurinazionale della Bolivia afferma che "ogni persona ha il diritto all’acqua e al cibo" e che "lo Stato ha l'obbligo di garantire la sicurezza alimentare, attraverso cibo sano, adeguato e sufficiente per tutta la popolazione. " (articolo 16)
Dal 2008, la Costituzione della Repubblica dell’Ecuador prevede una protezione esplicita in quanto "persone e comunità hanno il diritto ad avere accesso sicuro e permanente ad una alimentazione sana, sufficiente e nutrizionale, preferibilmente di produzione locale e in linea con le loro diverse identità e tradizioni culturali. Lo Stato promuove la sovranità alimentare. "(articolo 13)

Fonte: adattato da FAO, (2014) The Right to Food: Past commitment, current obligation, further action for the future 

In una prospettiva di food security, il diritto al cibo può essere quindi garantito solo assicurando a ogni inividuo l’accesso a risorse produttive (in particolare alla terra, acqua, sementi, ma anche alla pesca e alle foreste), al lavoro e a schemi di protezione sociale che tutelino i più vulnerabili. Tra i gruppi sociali maggiormente vulnerabili vanno in particolar modo considerate le donne e le popolazioni indigene, che molto spesso non vedono riconosciuti a livello nazionale i loro diritti, primo fra tutti la possibilità di accedere e/o possedere della terra. In una stretta interconnessione, infatti, è proprio l’accesso alla terra che si delinea come un elemento fondamentale per garantire il diritto al cibo. È quindi importante ricordare che la crescente pressione esercitata sull’utilizzo di tale risorsa – dovuta alla crescita demografica, agli effetti del cambiamento climatico sulla sua produttività e ai crescenti investimenti commerciali  – tendono a limitare la possibilità che gli individui, specialmente nelle aree rurali dei paesi più poveri, abbiano accesso e diritto di uso della terra.

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Le grandi acquisizioni di terra (Land Grabbing)

Ma se il diritto al cibo è violato e non garantito, come può difendersi un individuo o una comunità? Le vittime di tale violazione possono innanzitutto richiedere giustizia attraverso le istituzioni nazionali di difesa dei diritti umani, sia che il diritto al cibo sia espressamente tutelato nell’ordinamento legislativo nazionale, sia, qualora così non fosse, appelandosi al rispetto di altri diritti umani – quali quello alla vita e dignità – che sono stati ampiamente riconosciuti dalla comunità internazionale come intrinsicamente correlati al diritto al cibo.

A livello internazionale, un inviduo o una comunità possono rivolgersi a istituzioni regionali (ad esempio la Commissione Inter-Americana per i Diritti Umani), oltre che agli organi delle Nazioni Unite che vigilano sull’impementazione dei contenuti dei trattati, e alla figura dello Special Rapporteur delle Nazioni Unite per il diritto al cibo. Questo incarico, occupato da giugno 2014 da Hilal Elver, esperta di diritto internazionale dell'ambiente, dei diritti umani e dei diritti delle donne, è stato definito nel suo mandato nel 2000. Da allora, tre esperti indipendenti hanno ricoperto tale incarico. Lo Special Rapporteur, attraverso azioni di monitoraggio e visite nei paesi sotto vigilanza, raccoglie dati e rende pubbliche ogni tipo di violazione accertata del diritto al cibo attraverso comunicazioni periodiche al Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite e agli stati direttamente coinvolti nelle violazioni. La società civile può inoltre contattare direttamente lo Special Rapporteur per sottoporre casi di presunte violazioni e chiedere sostegno nella tutela del diritto al cibo.

 

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I prodotti agricoli a doppio uso: cibo ed energia
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Donne e agricoltura: il caso del Mozambico
L'adattamento al cambiamento climatico

Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite

FAO, Right to Food (da dove si può accedere anche alle Right to Food Guidelines)

Website di Jean Ziegler (primo Special Rapporteur)

Website di Olivier De Shutter (secondo Special Rapporteur)