Donne e agricoltura: il caso del Mozambico

Mentre i documenti ufficiali delle istituzioni internazionali mettono continuamente in evidenza l’importanza del ruolo delle donne nel preservare e incrementare la qualità della vita familiare e delle comunità locali, sottolineando l’importanza del concreto quadro relazionale in cui le donne operano, molti indicatori utilizzati per misurare, interpretare, intervenire a favore delle donne con politiche mirate, spesso risentono di una visione individualistica, tipicamente occidentale, del mondo. Così, la promozione del ruolo sociale delle donne tende a passare attraverso forme di empowerment individuale che spesso si limitano a rimediare a posteriori alle ingiustizie e alle discriminazioni senza sanale le loro cause profonde.

Per fare un esempio relativo al ruolo economico delle donne, gli indicatori di partecipazione delle donne alla vita economica si basano normalmente sul tasso di partecipazione delle donne al mercato del lavoro formale nei settori non agricoli. Ma allora si dovrebbe concludere che le donne africane non fanno quasi nulla! Infatti esse lavorano principalmente nel settore informale agricolo e della trasformazione dei prodotti agricoli in alimenti, principalmente destinati all’autoconsumo.

Nel caso del Mozambico, ad esempio, il 93% delle donne lavora in agricoltura – settore che da solo occupa l’80% della forza lavoro complessiva, contribuendo però solo al 23% del prodotto interno lordo; al contempo, il settore agricolo fornisce ben l’80% delle esportazioni del Mozambico(FAO,2014).

Il Mozambico è un paese molto povero, caratterizzato da un Indicatore dello sviluppo umano (HDI) che lo pone al 175esimo posto su 179 paesi; il reddito medio pro-capite è di 350$ l’anno. Il 36% della popolazione vive sotto la soglia della povertà estrema e il 74% delle persone vive con meno di 2 dollari al giorno; la speranza di vita alla nascita è di 43 anni per le donne e di 42 per gli uomini; il tasso di alfabetizzazione fra gli adulti nella fascia di età fra i 15 e i 49 anni è del 54,8% per gli uomini e del 25% per le donne.

Come si diceva, il 93% delle donne lavora in agricoltura praticando la coltivazione di alimenti per l’autoconsumo; gli uomini preparano il terreno e partecipano alla fase del raccolto, mentre le donne svolgono le funzioni della semina e della piantagione, della estirpazione delle erbe infestanti e della irrigazione. Solo il 20% delle donne ha la possibilità di coltivare più di due ettari di terreno. E’ più probabile che le donne abbiano a disposizione appezzamenti piccoli di terreno; il 47% delle famiglie con un capofamiglia maschio occupa un appezzamento di terreno più piccolo di 1,5 ettari, mentre l’analoga percentuale per le famiglie in cui il capofamiglia è una donna balza al 65%. Eppure, l’incidenza delle famiglie con una donna come capofamiglia è passato dal 23 al 30% tra il 1980 e il 1997

La nuova Costituzione del Mozambico del 1990 attribuisce giustamente grande importanza ad una maggiore parità fra uomini e donne e alla ridefinizione dei diritti di accesso alla terra in caso di occupazione del suolo su base consuetudinaria. La Legge sulla Terra (Land Law) è stata approvata nel 1997 e il Regolamento associato alla legge nel 1998; tuttavia rimangono seri problemi di attuazione. Rimane una forte scollatura fra la legislazione e le istituzioni informali che determinano concretamente la possibilità di beneficiare dei diritti previsti dalla legge; questi problemi di attuazione sono particolarmente gravi per le donne.

I diritti di successione, per esempio, hanno tradizionalmente seguito la linea maschile; le mogli venivano in teoria al quarto posto, dopo i figli, i genitori e i fratelli del defunto. Tuttavia, frequentemente si riteneva che le proprietà appartenessero alla famiglia patriarcale, non all’individuo – alla cui morte la proprietà tornava alla famiglia di appartenenza e non alla moglie e ai figli del defunto. Persino nelle regioni in cui l’organizzazione del passaggio dei beni segue la linea matriarcale, le donne possono esercitare i loro diritti attraverso i loro parenti maschi, ad esempio i fratelli maschi o gli zii materni. Inoltre, nonostante la Family Law approvata nel 2004 preveda il matrimonio monogamico, la poligamia è ampiamente praticata specie nelle regioni a prevalenza Musulmana; e questo fatto aggrava ulteriormente la discriminazione economica nei confronti delle donne.

La legge sulla terra del 1997 prevede in realtà la possibilità che sia gli uomini, sia le donne che siano membri di una comunità locale possano chiedere di registrare ufficialmente un titolo individuale (o congiunto, ma sempre su base nominale) di accesso alla terra; tuttavia, questo processo di registrazione è molto lento e costoso ed è necessario un lavoro sociale di educazione ai diritti e di accompagnamento alla loro fruizione.

La preponderante incertezza sulla quale orientamento prevarrà, tra norme consuetudinarie tipicamente discriminatorie nei confronti delle donne e nuove norme orientate alla parità fra uomini e donne, ha delle importanti conseguenze sull’efficienza produttiva, oltre che sull’equità. L’incertezza della donna sulla stabilità del suo accesso alla terra rendo molto problematico il suo investimento nella terra stessa, in termini di migliorie e di introduzione di nuove tecniche e di nuove colture. Questo condanna all’inefficienza, come si è visto, la gran parete della produzione agricola del paese. Iniziative educative, specie a favore delle bambine e delle ragazze, possono invece avere un impatto molto importante sulla sostenibilità dello sviluppo agricolo e sulla creazione di piccole iniziative commerciali.

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L'adattamento al cambiamento climatico

Il caso del lavoro agricolo delle donne e del loro accesso alla terra in Mozambico, sopra accennato, apre a una considerazione più generale. Spesso si lamenta uno scarso tasso di partecipazione delle donne africane al mercato del lavoro formale; tuttavia, le donne, di lavoro, ne hanno fin troppo. Le ore del giorno non sono abbastanza per soddisfare tutti i bisogni: l’acqua è lontana, la terra non è fertile, i servizi collettivi carenti. Sono le donne a dare risposta ai bisogni fondamentali quotidiani della società e alla organizzazione delle comunità locali. Il lavoro femminile ha tante forme, e il lavoro formalizzato è solo una di queste forme. Ciò che emerge è, forse, la necessità di esplorare una “economia al femminile” largamente sottovalutata o ignorata.

FAO, Gender and Land Rights Database, http://www.fao.org/gender-landrights-database/en/

Tanner, C.; Bicchieri, M, When the law is not enough. Paralegals and natural resources governance in Mozambique, FAO, 2014, http://www.fao.org/publications/card/en/c/65d4e433-1e69-4b24-ab9b-951319092609/

FAO, Gender and Land Rights Database, http://www.fao.org/gender-landrights-database/en/

Tanner, C.; Bicchieri, M, When the law is not enough. Paralegals and natural resources governance in Mozambique, FAO, 2014, http://www.fao.org/publications/card/en/c/65d4e433-1e69-4b24-ab9b-951319092609/